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Città della Speleologia

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Il comune di Carpineto Romano con le sue 264 grotte (14%) è il comune del Lazio con il maggior numero di cavità. A maggio 2011 sono inserite a catasto 1858 grotte

 

La popolazione di Carpineto Romano ha sempre convissuto con le grotte. Pastori e contadini per secoli hanno percorso le grotte fermandosi sopra i pozzi o davanti alle strettoie. Le esplorazioni speleologiche, con una componente sia esplorativa che scientifica, nel comune di Carpineto sono documentate a partire dal 1926. Nel triennio 1926-28 vengono esplorate 8 grotte.

Nel 1948 Aldo Giacomo Segre pubblica il volume “I fenomeni carsici e la speleologia del Lazio”. In questo libro, opera fondamentale per gli speleologi, sono descritte 10 grotte nel territorio di Carpineto, le sole conosciute all’epoca.

Negli anni ’50 il Circolo Speleologico Romano esplora poche altre cavità, tra cui l’Ouso di Pozzo Comune fino a 185 metri di profondità (allora la grotta più profonda della regione) e scende il primo pozzo dell’Ouso della Rava Bianca. Nel 1959 sono catastate solo 14 grotte nel territorio di Carpineto.

Nel 1960 il Gruppo Grotte Roma comincia la discesa di una profonda voragine che viene dedicata al fondatore del gruppo Franco Consolini, da poco deceduto: l’Abisso Consolini.

Primavera 1961: Speleo Club Roma e Gruppo Grotte Roma raggiungono il fondo dell’Abisso Consolini. La grotta con i suoi 238 metri diventa la più profonda della regione. Subito dopo i due gruppi si uniscono.

Nell’agosto 1961 lo Speleo Club Roma per completare le esplorazioni dell’Abisso organizza un campo, a cui partecipano speleologi spagnoli e triestini.

All’inizio del 1968 erano inserite in catasto 28 grotte del territorio di Carpineto. Viene costruita la strada che porta a Pian delle Faggeta: questo facilita, e non di poco, le esplorazioni.

Le ricerche vengono riprese dallo SCR sotto il coordinamento di Alberta Felici e Maurizio Sagnotti, poi di Alberta e Giulio Cappa.

E’ l’inizio di un momento d’oro: dal 1968 al 1977 vengono scoperte ed esplorate 166 grotte, quasi tutte ad opera dello SCR.

Nel 1971 lo SCR fonda la Sezione di Carpineto.

I risultati ottenuti sono da attribuire anche al contributo di molti carpinetani, attivi non solo nella ricerca, ma anche nell’esplorazione e nell’attività di rilevamento.

Nel 1977 Alberta Felici pubblica sul Notiziario del CSR l’articolo “Il carsismo dei Monti Lepini (Lazio). Il territorio di Carpineto Romano.”

Per ogni grotta viene pubblicata l’ubicazione, l’itinerario, la descrizione, la storia esplorativa ed il rilievo. Ancora oggi, nonostante le grandi scoperte che si sono susseguite, rimane il testo di riferimento per quest’area.

Il Catasto delle Grotte del Lazio è stato dato in gestione dalla Regione Lazio alla Federazione Speleologica del Lazio, tramite la legge 20/1999.

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