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Il Caravaggio di Carpineto

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''San Francesco in meditazione''A Carpineto Romano nel 1968 fu scoperto il "San Francesco in meditazione", di cui esiste anche un famoso sosia nella chiesa romana di Santa Maria della Concezione (di cui oggi si riconosce la mano di uno stretto seguace del Caravaggio). All'epoca della scoperta la tela era inchiodata alla parete della chiesa di San Pietro, condotta a Roma, fu sottoposta a fior di restauri che ne ufficializzarono l'autenticità. Di proprietà del Fondo edifici di culto del Ministero dell'Interno, l'opera fu consegnata in deposito presso la Soprintendenza a Palazzo Barberini, sede della Galleria nazionale d'arte antica, e da lì non si è più mossa. Secondo i dirigenti, a Roma l'opera era valorizzata meglio e godeva di una più ampia visibilità da parte del pubblico, ma soprattutto Carpineto Romano non disponeva di un luogo all'altezza della conservazione di un capolavoro del Caravaggio.
Oggi, per riprendersi il quadro, Carpineto Romano ha pronto il Museo territoriale di Palazzo Aldobrandini, "La Reggia dei Volsci", ristrutturato nel rispetto dei massimi standard internazionali di sicurezza e di conservazione microclimatica grazie al sostegno con oltre 2,5 milioni di euro della Regione Lazio. Riteniamo che ormai non ci siano più ragioni culturali a dire di no. Quanto alla visibilità, Carpineto offrirebbe davvero un bellissimo one opera show, mentre a Roma l'opera di Caravaggio sarebbe una delle tante".
 

L’enigma dei due San Francesco

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Il problema dell'autografia dei due San Francesco, entrambi attribuiti tradizionalmen­te a Caravaggio, è emerso nel 1968, quando nella Chiesa di San Pietro a Carpineto Romano fu ritrovato un San Francesco del tutto identico a quello conservato in Santa Maria della Concezione a Roma, considerato da tutti fino a quel momento opera di Ca­ravaggio. Si è aperto, da allora, un complesso dibattito attributivo risolto solo nel 2000 a seguito del restauro e delle analisi scientifiche condotte simultaneamente sui due quadri e che hanno dimostrato, senza dubbio, l'autografia della tela di Carpineto (Vodret 2004).
Dipinto proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto Dipinto proveniente da Santa Maria della Concezione a Roma

Olio su tela cm 124x93
Carpineto Romano (Roma),

chiesa San Pietro Apostolo,
(in deposito presso la galleria

Nazionale d'Arte Antica,

Palazzo Barberini, Roma)

Il quadro di Carpineto mostra un san Francesco che "tradisce" pentimenti:
  • nella mano che tiene il teschio, mentre prima lo avvolgeva;
  • nella mazzetta, il cappuccio dell'ordine cappuccino, che Caravaggio smussa poiché in origine il quadro doveva essere per i francescani, che portano un cappuccio appuntito;
  • nelle tracce di malachite trovate nell'impasto, che donano un cromatismo freddo ai colori e che sono una peculiarità del pittore;
  • nel cinabro utilizzato per colorare di rosso il naso e le orecchie del santo, filologicamente in linea con le scritture e con il 'realismo' caravaggesco.

Dettagli che nel quadro della Concezione non appaiono, il che significa che questo è una copia dell'altro, perché non esiste un copista che ha dei "pentimenti", dato che il soggetto lo deve solo riprodurre. Il quadro della Concezione è composto poi da "velature" che Caravaggio usa solo in una occasione. E ancora, Caravaggio alla data del 1519 ca. è in Sicilia per via dell'omicidio che ha commesso a Roma. L'Ordine dei Cordiglieri (Francescani) gli commissiona una tela e il cordone - simbolo dell'ordine - è ostentato nel quadro di Carpineto, inoltre l'iconografia di Francesco che medita sul teschio della "vanitas mundi" è prerogativa del sud d'Italia, dato che altrove Francesco è sempre raffigurato gioioso, finanche quando riceve le stimmate sul Monte Averna. Inoltre la spalla scoperta è caratteristica tipica dell'iconografia francescana siciliana, è la sesta piaga, provocata dalla croce sulla spalla. Infine ci sono le unghie, nel Francesco di Carpineto sono mozze, tagliate con cesoie, simbolo di povertà, mentre in quello della Concezione sono levigate, abbellimento stilistico tipico della Copia.

Ma chi è il copista del quadro di Carpineto?

E' Bartolomeo Manfredi, continuatore pedissequo dello stile caravaggesco, tanto che istituí un metodo, "Manfrediana Metodus", proprio per eseguire analogicamente le opere di Michelangelo Merisi.

Il nostro ''San Francesco in meditazione''

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Nel 1968 la storica dell'arte Maria Teresa Brugnoli osservando il dipinto con San Francesco a Carpineto Romano, in seguito ad una prima pulitura si insospettisce per la presenza di un significativo pentimento nel cappuccio del saio del santo. Inizia quindi ad analizzare minuziosamente il dipinto e a fare ricerche per risalire alle vicende della committenza della tela. I risultati appaiono rilevanti: dai documenti emerge la figura del cardinal Pietro Aldobrandini come committente del dipinto e fondatore della Chiesa di San Pietro. Dai restauri sotto al cappuccio del saio dalla forma arrotondata, caratteristica della veste dei padri riformati, risulta una versione precedente dalla forma "a punta", tipica dell'ordine dei cappuccini. Bisogna sapere che il convento di Carpineto in un primo momento doveva essere affidato ai cappuccini mentre in seguito venne consegnato ai frati minori riformati; questo cambiamento coincide a tutti gli effetti con il ripensamento operato dal pittore sul cappuccio del santo e aiuta a datare il dipinto negli anni appena precedenti l'erezione del convento (1609).
Inutile dire che la presenza di correzioni nel dipinto in corso d'opera autorizza a pensare ad un'opera originale piuttosto che ad una copia.
Caravaggio in fuga da Roma si era rifugiato nei feudi Colonna, confinanti con quelli degli Aldobrandini: ipotizzare che Pietro Aldobrandini abbia commissionato il quadro con San Francesco a Caravaggio non risulta quindi così improbabile.

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